LA RICONCILIAZIONE E’ UNA STRADA A DOPPIO SENSO

La firma dei tre presidente nel Narodni doma.

Già da decenni, le due organizzazioni apicali della minoranza slovena in Italia si stanno adoperando per la comprensione e la collaborazione tra la comunità slovena e quella italiana. In questi luoghi lungo il confine, entrambi abbiamo sofferto molto, anzi troppo per bloccarci la strada verso il futuro a causa del passato. Proprio per questo abbiamo dato il nostro pieno sostegno al rapporto della Commissione storica mista sulle relazioni italo-slovene dal 1880 al 1956, che in Slovenia è stato pubblicato già nel 2000. Con ancora maggiore entusiasmo abbiamo partecipato ai preparativi per il concerto di riconciliazione dei tre presidenti, che si è tenuto a Trieste nel 2010 e che consideriamo come atto simbolico di riconciliazione tra le nazioni.

Proprio per questo siamo oggi sorpresi dalle accuse di vedute praziali sulla storia delle nostre terre che il consigliere del partito Fratelli d’Italia Fabio Scoccimarro rivolge nei confronti di Raul Pupo, uno dei più eminenti storici italiani.

Al contrario del consigliere Scoccimarro, in qualità di presidenti delle due organizzazioni apicali apprezziamo notevolmente l’operato scientifico e didattico del professor Pupo, anche perché crediamo che il suo lavoro vada oltre i risentimenti storici e contribuisce alla riconciliazione tra le due nazioni, considerando i fatti storici. Proprio perché conosciamo questi avvenimenti e li teniamo in considerazione riteniamo fuorviante e sbagliata la richiesta del consigliere Scoccimarro che gli sloveni devono scusarsi per il crimine del foibe, senza che si fosse prima posto la domanda di chi nel secolo scorso in queste terre è stato vittima del fascismo e delle leggi razziali, e soprattutto di chi nel 1941 invase e occupò la Jugoslavia e con la Germania nazista si divise il territorio dell’attuale Repubblica di Slovenia. Non è la vittima che si deve scusare con l’aggressore, ma viceversa.

Invece della polemiche che ci trascinano nel passato, in seno alle organizzazioni apicali desideriamo che ci siano progressi nelle relazioni e anche atti di riconciliazione da entrambe le parti. Probabilmente è già maturato il tempo affinché i più alti rappresentanti dei due Stati si inchinino davanti a entrambi i monumenti di Basovizza, vale a dire sia al monumento agli eroi di Basovizza sia al monumento presso la foiba di Basovizza, che significano molto sia per gli sloveni che per gli italiani. In quell’occasione saremo molto contenti della presenza del consigliere Scoccimarro.

L’anno prossimo, la minoranza slovena attende la restituzione del Narodni dom di Trieste, che fu incendiato nel 1920 e a cui l’attuale decano della letteratura slovena Boris Pahor ha dedicato il suo romanzo Il rogo nel porto. L’opera descrive gli inizi della crudele oppressione degli sloveni, che solo pochi anni prima, sotto l’Impero Asburgico, godevano di ampi diritti e hanno costruito da se il Narodni dom, uno dei più moderni edifici polifunzionali nell’Europa di quell’epoca. Attendiamo con felice speranza l’arrivo dei due Capi di Stato, Sergio Mattarella e Borut Pahor, che hanno grandi meriti per aver superato il passato e per i buoni rapporti tra la Slovenia e l’Italia. In questo senso le due organizzazioni apicali faranno quanto in loro potere affinché la solenne commemorazione del tragico evento di 100 anni fa non sia solo simbolica ma anche la svolta decisiva dei due popoli verso un comune futuro europeo.