Lettera delle organizzazioni SSO ed SKGZ al Presidente della Repubblica Sergio Mattarella

Dopo le allarmanti dichiarazioni date da alcuni rappresentanti politici
europei ed italiani durante la cerimonia commemorativa presso il monumento nazionale di Basovizza (TS), i presidenti delle due organizzazioni apicali della minoranza slovena del Friuli Venezia Giulia Walter Bandelj (SSO) e Rudi Pavšič (SKGZ) hanno scritto al presidente della Repubblica Sergio Mattarelli una nota che pubblichiamo per intero.

Egregio Signor Presidente,

ci rivolgiamo a Lei a nome della comunità slovena in Italia per esprimere il nostro stupore e profonda preoccupazione in merito al tenore delle parole espresse durante la ricorrenza del Giorno del Ricordo.

Mai come questa volta i contenuti delle orazioni ufficiali tenute dalle massime autorità locali e nazionali sono state connotate da un approccio unidirezionale, senza un minimo accenno a quella complessità citata anche nell’ art. 1 della Legge 30 marzo 2004, n. 92 con la quale venne giustamente istituita tale ricorrenza e dove,  oltre a  “riconoscere il 10 febbraio quale »Giorno del Ricordo« al fine di conservare e rinnovare la memoria della tragedia degli italiani e di tutte le vittime delle foibe, dell’esodo dalle loro terre degli istriani, fiumani e dalmati nel secondo dopoguerra”, sicuramente non a caso viene citata anche “la  più complessa vicenda del confine orientale“. E proprio di questa complessa vicenda non vi è stata traccia nei molteplici interventi ufficiali, nei quali si è preferito, con frasi a effetto, additare un unico colpevole del prima e del dopo e dimenticare le atrocità del fascismo.

Tale approccio va in una direzione completamente opposta a quella delineata dallo storico incontro dei tre Presidenti della Repubblica Italiana, della Slovenia e della Croazia in occasione del concerto della pace di Trieste nel luglio 2010, quando una presa di coscienza comune sulle tragedie subite dalle popolazioni di queste terre sancì ciò che doveva diventare il patrimonio comune di tutti noi: mai più guerre né violenze, ma rispetto reciproco nella diversità, rispetto delle tragedie e rispetto della verità storica, che non va manipolata e sulla quale non ci devono essere speculazioni di natura politica di alcun genere.

In tal senso vorremmo ricordare il preziosissimo lavoro svolto dalla Commissione mista storico-culturale italo-slovena istituita nel 1993 tra i Ministri degli Affari Esteri d’Italia e Slovenia, con la finalità di effettuare una globale ricerca e disamina di tutti gli aspetti rilevanti nella storia delle relazioni politiche e culturali bilaterali.

La Commissione sopra indicata, composta da un Copresidente e sei membri per ciascuna delle due parti, si poneva l’obiettivo di produrre un rapporto finale da sottoporre ai due Governi. Ricordiamo solo i nomi dei componenti per parte italiana: il Prof. Sergio Bartole (Copresidente), il Prof. Fulvio Tomizza, il Sen. Lucio Toth, il Prof. Fulvio Salimbeni, il Prof. Elio Apih, la Prof.ssa Paola Pagnini, il Prof. Angelo Ara ed in seguito anche il Prof. Giorgio Conetti, la prof. Marina Cattaruzza, e il prof. Raoul Pupo, tutti nomi di prim’ordine e al di sopra di qualsiasi sospetto o dubbio relativo all’ imparzialità di giudizio.

Ebbene, proprio il difficile e impegnativo lavoro svolto per molti anni da questi storici dovrebbe costituire la base per qualsiasi considerazione e intervento sulle molteplici tragedie di queste terre, compreso il dramma dell’esodo e delle foibe che non deve essere in alcun modo dimenticato nè sminuito e tantomeno strumentalizzato.

La comunità slovena del Fvg ha da molti anni intrapreso un percorso di collaborazione con l’associazione degli esuli ANVGD partendo da quello che è il rispetto reciproco per i torti e le violenze subite da una parte e dall’altra. E proprio questo rispetto ha fatto sì che lo spirito di convivenza interetnica e la collaborazione transfrontaliera siano divenuti patrimonio di tutti noi, riportando un clima di serenità tra le varie anime di questa area plurale e multiculturale. Tanto più ciò vale per le due minoranze, quella italiana in Istria e quella slovena in Italia, che rappresentano il collante ideale di queste terre.

Pertanto siamo rimasti colpiti e amareggiati nel sentire delle frasi che ben poco hanno a che fare con la riconciliazione e il rispetto della memoria, anche perché è del tutto risaputo che tra le vittime delle foibe, oltre ai numerosi italiani, c’erano anche diversi sloveni e croati. Auspichiamo quindi una maggiore sensibilità anche in occasioni come questa, per non disperdere il grande lavoro svolto da tutti coloro i quali si sono impegnati per vari decenni nel tentativo di rimarginare le profonde ferite inferte dalla storia alle genti di queste terre di confine.